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I sette vizi capitali in chiave astrologica

I sette vizi capitali in chiave astrologica

 

Superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia e pigrizia: i sette vizi capitali, come le virtù, nascono insieme alla libertà, sono una scelta consapevole dell’essere umano. Da San Paolo ad Aristotele, da Tommaso d’Aquino a Dante, da Shakespeare a Freud, non c’è grande pensatore che non abbia dedicato anche a uno solo di questi vizi pagine o opere memorabili (per approfondimenti: https://www.facebook.com/CentroStudiAstrologiciDikte/).

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Il significato del numero 7
Ma perché sono 7 i vizi primari individuati dalla tradizione? Forse perché il numero sette è da sempre ritenuto magico, misterioso, perfetto. Non a caso, 7 sono i giorni della settimana e quelli della creazione, 7 i colori dell’arcobaleno, le meraviglie del mondo, le note musicali. Nelle religioni ebraica, islamica, buddista e cattolica, questo numero si ritrova frequentemente in simboli e precetti. Nella religione cattolica, in particolare, ricorre più volte: tra l’altro, nei 7 doni dello Spirito Santo (sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timor di Dio); nei 7 Sacramenti (battesimo, cresima, eucarestia, penitenza, unzione dei malati, ordine sacro, matrimonio) e nei sette peccati capitali.

Analogie tra pianeti zodiacali e vizi capitali
Anche l’astrologia ha studiato analogie e corrispondenze tra i simboli e i 7 peccati capitali, abbinandoli ai 7 pianeti della tradizione. Vale a dire: a Sole, Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno. Nelle associazioni mancano Urano, Nettuno e Plutone, i 3 pianeti scoperti tra la fine del ‘700 ed i primi del ‘900. Il motivo di tale scelta? Questi pianeti, oltre ad essere i primi ad essere stati scoperti dall’uomo poiché visibili ad occhio nudo, identificano maggiormente le personalità, perché ciascuno di essi si riferisce a uno specifico tratto caratteriale e morfologico rappresentativi di determinate qualità o, nella loro versione meno evoluta, sono indicativi di eventuali difetti da riconoscere e superare. Nel dettaglio, ecco le associazioni astrologiche:
1. La superbia è abbinata al Sole
2. La pigrizia è associata alla Luna
3. L’invidia s’identifica astrologicamente con Mercurio
4. La lussuria è abbinata a Venere
5. L’ira è rappresentata simbolicamente da Marte
6. La gola è simboleggiata da Giove
7. L’avarizia è identificata con Saturno

Sole/Superbia
La superbia può dar origine ad altri tratti problematici della personalità, come presunzione, vanità, arroganza, narcisismo. Chi ne soffre, oltre ad essere egoista prova un amore smodato verso se stesso ed è talmente presuntuoso e orgoglioso da considerarsi superiori agli altri. La superbia è associata metaforicamente al Sole, per quel suo rappresentare la stella che, donando luce e calore, è il motore dalla vita sulla terra. In negativo, questo bisogno di brillare su tutto e tutti si traduce in una esagerata auto-esaltazione che nasconde, però, un complesso d’inferiorità mascherato da disprezzo verso gli altri e da scarsa empatia. La virtù contrapposta alla superbia è la generosità, dote che viene spesso manifestata da chi nel proprio tema di nascita ha il Sole in buona posizione, sorretto da aspetti positivi, che è sinonimo di capacità di dispensare metaforicamente luce e calore e di diventare così un punto di riferimento per gli altri, un vero e proprio leader “illuminato” o un generoso benefattore.

Luna/Accidia
La pigrizia/accidia è quella debolezza caratteriale che non consente di essere parte attiva nella propria vita. Spesso per una forma d’indolenza, chi la manifesta rinuncia a compiere atti che darebbero un indirizzo migliore, più costruttivo, alla propria quotidianità, oppure ha una mancanza d’interesse generalizzato, che nel tempo porta a sviluppare indifferenza e senso di vuoto interiore. In sostanza, il “pigro” tende a restare sempre nella sua comfort zone, lontano dai problemi quotidiani, lasciando così che della sfera pratica della sua vita se ne occupino le persone vicine, alle quali si affida per immaturità psicologica e dipendenza affettiva. Questo peccato capitale può riguardare chi ha la Luna predominante, ma con aspetti conflittuali, nel suo tema di nascita. Il temperamento fortemente influenzato in negativo dalla Luna è tendenzialmente passivo, umorale e infantile, bisognoso di continua protezione e accudimento. In positivo, gli stessi valori lunari sono espressione di virtù quali la ricettività, l’adattabilità, l’empatia, la capacità di condividere i sentimenti e le emozioni degli altri, tra l’altro basilare per imparare ad avviare e rinsaldare buoni e proficui rapporti interpersonali.

Mercurio/Invidia
Tra i sette peccati originali, l’invidia è forse quello più diffuso. La persona invidiosa soffre nel vedere i successi e il benessere dell’altro e può arrivare ad esultare quando ne constata gli insuccessi: è un malessere dell’anima difficile da superare che deriva, molto spesso, da un senso d’inferiorità e che non aiuta le relazioni ma, al contrario, rischia d’inquinarle, rendendo così il suo artefice vittima di se stesso. Questo “peccato” è legato al pianeta Mercurio, che dal segno dei Gemelli, del quale é pianeta reggente, assorbe l’abitudine a rispecchiarsi nell’altro, paragonandosi ad esso e mettendone in discussione difetti e virtù. La cattiva abitudine del pettegolezzo, che spesso accompagna l’invidia, è una prerogativa mercuriale in veste negativa. Difficile, ma non impossibile, trasformare l’invidia da “malata” a “sana”, vale a dire sublimarla nel paragone costruttivo, nella capacità di stimare gli altri e di ammirarne i pregi cercando di farli propri, in una costruttiva emulazione, allo scopo di migliorarsi.

Venere
La lussuria è considerata dalla chiesa cattolica un peccato capitale perché porta alla costante ricerca di sensazioni ed emozioni, che sono effimere perché prive di “sacralità”. Secondo l’interpretazione psicologica, chi ne soffre più semplicemente esclude le emozioni e gli affetti dalla sfera sessuale e vive l’atto solo per il piacere che gli può procurare nel momento in cui lo compie. Questo suo bisogno deriva da un desiderio esacerbato di gratificazione personale che è molto vicino all’altro peccato cardinale: la superbia. Venere è il pianeta al quale è collegato simbolicamente la lussuria, ma che nella sua accezione più sana e positiva si lega all’amore, alla condivisione, alla capacità di stare accanto all’altro rispettandolo nella sua totalità.

Marte
Tra i peccati capitali, l’ira è quello più bivalente: è utile e funzionale quando serve per ribellarsi a un torto subito e per affermare un diritto; è spietato quando si unisce a comportamenti prevaricatori. Ma, soprattutto, l’ira molto spesso nasce da un senso d’impotenza mal elaborato, oppure dall’incapacità di gestire la propria carica aggressiva. Una persona matura, e ben in contatto con la sua forza interiore, non ha bisogno di adirarsi o di adottare atteggiamenti aggressivi per imporre i suoi diritti e la sua volontà, ma si fa valere con la dovuta fermezza ed educazione. L’iroso “puro”, invece, si lascia guidare da un istinto immaturo, molto distante dal raziocinio, e così, inevitabilmente, compie degli errori.
Marte rappresenta l’ira nella sua veste più distruttiva oppure, in positivo, è l’aggressività canalizzata nel coraggio e nell’autodifesa e che non si lascia gestire dalle pulsioni più istintive e primitive nel senso lato del termine. Le sue battaglie arrivano a buon fine perché guidate da un giusto proposito e perché spesso mediate da un atteggiamento filantropico.

Giove
La decisione d’inserire la gola tra i peccati capitali può esser considerata un invito a volersi bene e a rispettare il proprio corpo. Il piacere orale è il primo che conosciamo, perché ci accompagna fin dalla nascita quando prendiamo nutrimento dal latte materno. È una gratificazione che ci riempie di gioia, perché, in effetti, un pasto ben elaborato e correttamente assaporato è un piacere per gli occhi e la gola. I problemi nascono quando questo piacere è spropositato e serve per colmare vuoti affettivi che quasi sempre hanno radici nella primissima infanzia o a tamponare le frustrazioni professionali che minacciano l’autostima. Purtroppo, in chi è esageratamente goloso, vale a dire perde spesso il controllo a tavola, questi vuoti sono voragini più o meno profonde, che nonostante i tentativi di “riempimento” tendono ciclicamente a collassare. Non è nel corpo, infatti, il vero nodo da sciogliere, ma nella psiche, e solo ripristinando un corretto “rapporto emotivo” con il cibo si può ritrovare un’alimentazione equilibrata (e il giusto peso) e riscoprire il vero piacere di mangiare. Astrologicamente parlando, è il pianeta Giove che può indirizzare più costruttivamente il naturale bisogno di gratificazione orale, dirigendo verso obiettivi che non siano più quasi esclusivamente alimentari (il cibo come ossessione), ma anche mentali, culturali, sociali e spirituali, amplificando e arricchendo il concetto di appagamento.

Saturno
Il peccato dell’avarizia nasce da un’incapacità di condivisione e dal bisogno di “trattenere”. La persona che ne soffre (“L’Avaro” di Molière per antonomasia) ha talmente paura di perdere le sue sicurezze materiali da rimanerne intrappolata, tanto da sentirsi perennemente povera a dispetto delle finanze floride. Attraverso il possesso e l’accumulo (sull’altare dei quali sacrifica principalmente le emozioni e gli affetti), l’avaro acquisisce un senso di potere illimitato e di protezione da ogni tipo di male, soprattutto interiore, e cerca di ottenere quell’appagamento che per altri versi non ha saputo, o potuto, avere nel corso della sua vita. La conseguenza di quella che può diventare una vera e propria malattia è il richiudersi in una torre inaccessibile, che allontana dagli altri e da quel beneficio che solo i rapporti umani basati sullo scambio possono arrecare. Saturno, nella sua accezione più dura e intransigente, è l’archetipo di questo peccato capitale, ma può essere anche l’artefice della sua redenzione simbolica. Metaforicamente, infatti, lascia intravedere che c’è un altro scopo nella nostra vita e attraverso le sue prove, che non solo altro che insegnamenti (i famosi transiti di “Saturno contro”), ci propone un salto di qualità verso una ricchezza materiale acquisita senza ossessioni e generosamente distribuita. Ma, soprattutto, insegna a cercare una ricchezza interiore, costruita sulla saggezza e l’equilibrio tra materia e spirito/intelletto.

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