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La skincare “farmacore”

La skincare “farmacore”

Skincare farmacore

Sarà per il diffuso bisogno di ritmi lenti e di un viscerale e insieme quasi mistico, contatto con la natura. Sarà per la magnetica attrazione per tutto ciò che evoca l’incantato stupore di una vita semplice ma autentica: il profumo di pulito dei panni stesi al sole e mossi dal vento gentile, o quelli, fragranti e invitanti, delle torte, dei biscotti e delle marmellate fatti in casa, che come le Madeleine di Proust riportano in vita emozioni infantili. Sta di fatto che la Farmcore, l’esaltazione della vita rurale e degli ambienti bucolici in formato 3.0, è una delle tendenze più forti e trasversali del momento.

Skincare farmacore Celebrata e praticata a tutte le età – da Baby boomers, Gen X, Millennials e Post Millennials (alias Gen Z) -, questa filosofia genuina e insieme romantica investe il fashion, il lifestyle e il wellness in tutte le sue espressioni. Una tendenza, la Farmcore, che si affianca idealmente ad altri trend wellness decisamente forti, come l’orto-terapia e il micro-giardinaggio, ovvero la versione fruibile, a misura di vita urbana, della biofilia (il bisogno innato di riconnettersi alla natura per sentirsi meglio e decongestionare ansia e stress).Skincare farmacore

Basta infatti un balcone o terrazzo con mini-serra in dotazione, dove sistemare cassette coltivate ad arte con insalatina, piccoli ortaggi ed erbe aromatiche varie, che sortiscono un effetto galvanizzante sull’umore sia per la pratica manuale insolita e il contatto con la terra, sia per il coinvolgimento sensoriale dato dai colori e dai profumi che stimolano le endorfine del piacere. Una vera e propria Farmcore casalinga, a km 0 e autenticamente sostenibile, che trova il suo contraltare nell’universo della cosmetica nel movimento Farm to face, con brand, come Tata Harper (global.tataharperskincare.com), che hanno riadattato il concetto “dalla tavola e alla pelle”, acquistando o affittando aziende agricole o appezzamenti di terreni per l’autoproduzione di materie prime vegetali, così da controllare meglio la filiera di produzione degli ingredienti.Skincare farmacore

Agribeauty/upcycling: il top dei trend beauty sostenibili.

Non solo in senso letterale, con l’autoproduzione di materie prime: i confini tra prodotti della terra e il beauty sono sempre più stretti grazie anche e soprattutto ad altre tendenze sempre più forti della cosmetica clean e sostenibile. Si parte dall’agribeauty, che privilegia ingredienti estratti da verdure e ortaggi e prodotti del campo in genere. Zucche, carote, spinaci, agrumi, carciofi, semi vari sono fonti preziose di sostanze, in primis di potenti antiossidanti come betacarotene, licopene, luteina, flavonoidi, clorofilla, che contrastano il foto e il crono-invecchiamento (rughe, macchie, perdita di compattezza ed elasticità della pelle). All’agribeauty è collegata un’altra, fortissima tendenza sostenibile: l’upcycling o circolar beauty. Skincare farmacore

Vale a dire: contribuire alla salvaguardia del Pianeta, all’economia circolare e all’ecologia industriale, nuovi capisaldi del riciclo, estraendo i principi attivi cosmetici da scarti dell’industria alimentare, dell’olio d’oliva, del cacao, del tè e del caffè e dalle bucce della frutta e verdura, dove tra l’altro sono custoditi gli antiossidanti più potenti, come gli antociani (i pigmenti che danno colore).  E a proposito di riciclo beauty green ingegnoso e funzionale e di micro-giardini indoor: un brand croato 100% naturale, Silvan (IG: @silvan_naturalcosmetics), specializzato in cosmesi solida (produce saponi realizzati a mano con oli saponificati essenziali e ingredienti naturali, come caffè macinato, sale marino, carbone vegetale attivo), si distingue anche per la particolarità del suo packaging 100% zero waste: una carta con bellissimi disegni ispirati all’arte tribale preistorica dalmata che si può bagnare e interrare in un vaso per veder poi nascere dei bellissimi fiorellini. Skincare farmacore

Waterless e zero waste, l’estetica del “meno”.

Il brand croato Silvan, in particolare, riunisce in sé due dei principi portanti della new wave della cosmetica sostenibile: lo zero waste, zero rifiuti (da cui tutto il filone dei packaging good for Planet, realizzati con materiali riciclabili e compostabili, come vetro, alluminio, carta, e il meno spessi e ingombranti possibili, o in bioplastiche derivate da materiali organici, come mais, riso, scarti del legno), che si sposa ad un’altra tendenza ecosostenibile tra le più trascinanti dell’industria cosmetica attuale: quella dei cosmetici solidi e waterless.

La nuova sfida della bellezza sostenibile, infatti, è abbattere gli sprechi del preziosissimo oro blu puntando su formule dove l’acqua viene sostituita da liquidi da riciclo, estratti per esempio dalla frutta, o azzerata, come nel caso dei cosmetici solidi. Antesignani sono stati i detergenti viso, corpo e capelli, ma la “solidificazione” riguarda un po’ tutti i prodotti, dalla skincare (creme, balsami viso-corpo-capelli, maschere, scrub) all’igiene (dentifrici, deodoranti) per approdare ai profumi.

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