Yoga mania
Ogni decennio ha la sua ossessione sportiva. Negli anni Settanta fu passione sfrenata per lo jogging. Negli Ottanta per l’aerobica. Nei Novanta era mania per la ginnastica personalizzata con il trainer. E poi c’è lo yoga. Che, imperturbabile, attraversa indenne decenni, addirittura secoli e millenni, mantenendo intatto e compatto un piccolo esercito pacifico, e rigorosamente melting pot, armato di tappetino e buone vibrazioni. Il perché lo yoga, nato in India 5 mila anni fa ed esportato con enorme successo in tutto il Pianeta, Europa e USA in testa, (sono circa un milione e 100 mila i praticanti in Italia, 16 milioni negli Stati Uniti), continui ad incuriosire, ammaliare e “arruolare” star e casalinghe, bambini e manager, impiegate e jet setter, è presto detto.

In una società sfiancata dalla mancanza di tempo, e adesso pure dalla recessione globale, l’idea di elevare lo spirito migliorando il fisico (“magica” la capacità dello yoga di far scomparire il mal di schiena e ricomparire il fondoschiena!) è più attraente che mai. Rientra nella filosofia del prendi due e paghi uno e in quella che in lessico aziendale si chiama ottimizzazione. Così lo yoga s’infiltra in tutti gli strati della società. E corpi flessuosi scolpiti dallo yoga sono usati per fare pubblicità a tutto, dalle merendine ai fuoristrada.
Le palestre fanno a gara per offrire i training più innovativi, mentre i grandi brand sfornano a pieno ritmo proposte glamour ispirate allo yoga. E, perfettamente al passo coi tempi nonostante sia “millenario”, lo yoga cavalca a meraviglia anche l’onda mediatica e l’hi-tech, visto che si possono seguire lezioni yoga semplicemente accendendo la TV o la radio o scaricando video con le asana-base sullo smartphone. Tutto mentre negli USA maestri yoga come Sean Corn, Shiva Rea, David Life e Sharon Gannon, firmano lucrosi contratti per copertine di riviste patinate, creano linee di moda e design, posano per video musicali e campagne pubblicitarie. Proprio come delle vere rockstar.

Dai figli dei fiori all’eternità.
L’epoca della Beat Generation e degli hippies (i primi ad assurgere lo yoga a fenomeno di massa) e dei Beatles in viaggio iniziatico in un ashram in India e sulle rive del Gange è tramontata da un pezzo. Eppure, la disciplina indiana che aiuta a riunire mente e corpo (in sanscrito, yoga significa unire), a regolare la respirazione, a conoscere i ritmi del proprio corpo, a curare la flessibilità di ogni articolazione, ha messo radici profonde. Il merito di questa diffusione va anche ai Vip: a Madonna, che pratica l’Ashtanga, la forma di yoga più dinamica, plastica e atletica. Alla top Christy Turlington, patita “yogista” (firma una linea di abbigliamento dedicata e libri di yoga). Ma la lista di celebrities fedeli a posture e asana (posizioni) è lunga: c’è Angelina Jolie, Gwyneth Paltrow, Halle Berry, Eva Longoria, Calista Flockard, Nicole Richie e molte altre. Curiosità: lo yoga sedusse anche il mito per eccellenza, Marilyn Monroe. Una passione che è rimasta segreta fino allo scorso anno, quando il mensile Yoga Magazine ha pubblicato le foto (inedite) delle diva impegnata nelle asana più classiche.
La chiave del successo: la capacità di unire mente e corpo.
Ma il successo senza tempo dello yoga non può essere solo una questione di celebrities o di mode (che in quanto tali, passano!). E allora, ci si chiede, qual è l’ingrediente decisivo del suo segreto? Sicuramente l’efficacia bipartisan, sia sul corpo sia sulla mente. Chi lo fa ne testimonia entusiasta i benefici effetti. Sulla salute, sull’umore, sul rendimento in ufficio. Persino sulla vita sessuale (vedi Sting e le sue dichiarazioni su performance da guinness grazie allo Yoga Tantra). Motivo? Attraverso l’esecuzione delle posture, il controllo della respirazione e le tecniche di meditazione, lo yoga agisce positivamente, oltre che su muscoli e articolazioni, anche sui ritmi autonomi del corpo, migliorando la respirazione, normalizzando il ritmo cardiaco e la pressione arteriosa. Inoltre, durante l’esecuzione delle tecniche yoga aumenta il rilascio delle morfine endogene, gli analgesici naturali dell’organismo, che contrastano lo stress.

Quando si parla di benefici, non va tralasciato l’aspetto meditativo dello yoga, che si raggiunge anche attraverso l’esecuzione dei mantra (OM è il più conosciuto), formule in sanscrito che, con una ripetizione ad arte, aiutano il cervello a sintonizzarsi sulle onde Alfa, la frequenza relativa allo stato di pace e di rilassamento. Tanta è l’efficacia dello yoga, che pure i “signori della scienza” si stanno prendendo la briga, e già da diversi anni, di scoprirne i segreti e di dimostrare, nero su bianco, che sì, asana, pranayama (controllo ritmico del respiro) e mantra funzionano. La letteratura scientifica in tema ha raggiunto dimensioni quasi enciclopediche. Tra le tante ricerche: alla Boston University School of Medicine hanno dimostrato che lo yoga stimola la produzione del neurotrasmettitore Gaba, la cui carenza sembra essere collegabile alla depressione. All’Institute for Mind and Body Medicine del Massachusetts General Hospital, invece, hanno scoperto che lo yoga, soprattutto grazie al controllo della respirazione, inibisce l’espressione di alcuni geni che si attivano in condizioni di stress. Insomma, anche la scienza è d’accordo: lo yoga agisce da cuscinetto antitensioni. Un gran vantaggio per noi occidentali, abituati a pensare e a sfrecciare tra mille impegni quotidiani come se fossimo a una gara di formula uno!

Yoga o fitness?
C’è un ultimo fattore da considerare: il new yoga che impazza nelle palestre ha poco a che fare con quello insegnato una volta negli ashram in India. Oggi, in occidente è (anche e soprattutto) una forma di fitness. Parliamo delle sue numerosissime declinazioni, dal Budokon, mix di meditazione, yoga e arti marziali, al Yogenco (asana al ritmo di flamenco), passando per lo Yogahola, incrocio di Hula hawaiana e Ashtanga, continuando con il Trekking Yoga (camminate in alta quota alternate ad esercizi di meditazione, respirazione e stretching) e approdando al Ruff Yoga, dove il miglior amico dell’uomo è parte integrante degli esercizi di rassodamento e stretching. Sebbene queste versioni occidental-ginniche facciano storcere il naso ai puristi dello yoga, hanno comunque il merito di farsi apprezzare anche da chi è abituato a praticare fitness “tradizionale” e desidera avvicinarsi, in modo graduale, a qualcosa di diverso, che rivaluti anche l’aspetto energetico-mentale (e spirituale) del movimento.
In altre parole, sono una sorta d’assaggio del piatto originale, un piccolo passo per iniziare ad apprezzare il gusto dello yoga puro. E, in fondo, queste rivisitazioni non fanno che ribadire la forza di questa disciplina: la capacità di essere trasversale pur mantenendo la sua originalità, il suo essere sufficientemente duttile, quasi camaleontico, tanto da rinnovarsi nel look per adattarsi al periodo storico e culturale. Morale: lo yoga usa un linguaggio moderno per comunicare l’abc – immortale o quasi – dei suoi principi, ossia l’importanza di favorire l’integrazione psicofisica, di imparare ad “ascoltare” e a conoscere il proprio corpo. L’essenziale è che, classico o rivisitato, lo yoga sia insegnato e praticato secondo i crismi: diversamente, cimentarsi con asana mediamente acrobatiche e quasi al limite del contorsionismo può diventare pericoloso. E addio ad articolazioni elastiche e flessuose!