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Cikitsa, l’antichissimo “stretching a due” dei monasteri indiani

Cikitsa, l’antichissimo “stretching a due” dei monasteri indiani

Cikitsa Stretching a due dei monasteri indiani

Per decongestionare tensioni psicofisiche, ma, soprattutto, per mantenere schiena, collo, bacino e articolazioni in buono stato, bilanciando così cattive posture. E acquisire, nello stesso tempo, concentrazione, equilibrio, flessibilità. Tutto con il Cikitsa, l’antichissimo “stretching a due” dei monasteri indiani. Viene eseguito  regolarmente in alcuni Ashram, dove le lunghe pratiche di preghiera, concentrazione e meditazione costringono i monaci a ore d’immobilità, in posizione seduta, che predispongono a dolori, soprattutto a spalle e collo. Esattamente come accade a chi trascorre molto tempo al computer o alla scrivania per lavoro.Cikitsa Stretching a due dei monasteri indiani

In forma originaria, il Cikitsa  è una serie nutrita e complessa di manovre, stiramenti e allungamenti (se ne contano più di 200) molto dolci, lenti e profondi, guidati dall’esperto sulla persona ricevente.  Ma in versione occidentale le sequenze vengono ridotte a circa un’ottantina, che partendo dalla colonna vertebrale producono benefici in tutto il corpo. Il fulcro del metodo in formato small consiste in movimenti laterali e all’indietro in bilanciamento e di torsioni della colonna, che hanno effetti diretti sulle 33 vertebre e sui dischi cartilaginei e legamenti che la compongono. Il risultato è una spina dorsale che ritrova elasticità e assetto ideale. Inoltre, collo e spalle si “sciolgono”, così come le eventuali contratture e gli stati dolorosi che li affliggono. Ma i movimenti del Cikitsa coinvolgono anche i muscoli e i tendini di tutto il corpo, che si allungano e diventano sempre più reattivi agli stimoli. E hanno riflessi positivi anche su diversi organi interni, poiché lungo la colonna si trovano cinque dei sette chakra – dal primo, legato all’apparato riproduttore, al quinto, collegato, tra l’altro, a gola, tiroide e sistema respiratorio-, i più importanti secondo il pensiero orientale sul piano fisico e fulcro di istinti, emozioni e di esperienze di coscienza.Cikitsa Stretching a due dei monasteri indiani

Il metodo ha, però, un limite, ovvero la persona che lo applica in forma attiva deve essere competente e dotata di lunga esperienza: le manovre su colonna vertebrale e i riflessi su organi interni, infatti, non perdonano errori o leggerezze. A queste condizioni, il Cikitsa non ha alcuna controindicazione e può essere effettuato a qualsiasi età. Due sedute la settimana sono sufficienti per mantenere il corpo attivo, flessibile e migliorare la funzionalità, tra l’altro, di apparato digestivo, urinario e circolazione.

UN ESERCIZIO DIMOSTRATIVO.

Di seguito, una sequenza molto semplice di Cikitsa, praticabile anche dai meno esperti, che aiuta a sbloccare anche collo e spalle.

Seduti su un tappetino, ad una certa distanza dalla persona che riceve il trattamento. Appoggiate la pianta del piede destro sulla sua colonna vertebrale, tra le scapole, afferratele i polsi e tirate per circa 15-20 secondi, invitandola a rilassarsi completamente. Ripetete afferrando prima le braccia ripiegate all’altezza dei gomiti e le spalle, con il piede sempre fermo nella stessa posizione. Quindi, proponete alla persona di incrociare le braccia e portare le mani sulle scapole. Mentre collaborate tirando per i gomiti, invitatela a respirare profondamente e a trattenere il respiro: così, l’aria contenuta nei polmoni, messa sotto pressione, provoca una spinta verso l’esterno, che aiuta a compensare l’effetto delle manovre di inarcamento  eseguite.Cikitsa Stretching a due dei monasteri indiani

E PER “STIRARE” DA SOLI LA COLONNA: PASCIMOTTANA-ASANA.

Il Pascimottana asana (posizione dello stiramento posteriore) citato nei più antichi testi di riferimento dello yoga, come l’Hathayoga-pradipika,  che aiuta a stirare la colonna vertebrale da soli, oltre a sviluppare la capacità digestiva e a combattere la dispepsia. Può seguire o precedere il Cikitsa.

Seduti su un tappetino, colonna vertebrale ben eretta. Distendere le braccia parallele al pavimento, inspirare, quindi con l’aiuto di un’espirazione graduale e dolce, distendersi in avanti portando verso l’estremità delle gambe prima le mani, poi il busto, infine la testa. Appoggiare le mani nel punto che si riesce a raggiungere senza sforzo. Mantenere la posizione per cinque minuti circa, respirando con calma. Al termine, sdraiarsi supini a terra, braccia lungo i fianchi. Chiudere gli occhi e cercare di visualizzare il respiro e il proprio corpo che riposa.

Per info:  Centro Surya, Milano, https://www.cysurya.milano.it/

 

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