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La vitamina D è fondamentale per la salute e il benessere mentale: ecco come stimolarla

La vitamina D è fondamentale per la salute e il benessere mentale: ecco come stimolarla

vitamina D è fondamentale per la salute

“Il sole mi è entrato nelle vene e ha trasformato tutto in oro”, racconta l’inglese di origine australiana Elizabeth von Arnim, ironica e anticonformista autrice di best seller degli inizi del ‘900, con la sua elegante scrittura in “Una donna indipendente”. E ci scusi la brillante scrittrice se prendiamo come incipit queste sue righe, ma ben descrivono un fenomeno biologico che accade nel nostro corpo quando ci esponiamo ai raggi ultravioletti, anche a quelli più pallidi delle brevi giornate d’inverno: attraverso i recettori della pelle, l’organismo secerne  gran parte  della vitamina D utile non solo per fissare il calcio nelle ossa (e per la salute dei denti), ma per produrre benefici a cascata su tutti gli organi (una vera e propria “infusione d’oro” nelle vene, per parafrasare la Von Arnim). Un processo tanto complesso quanto elementare nella sua semplicità,  compromesso dagli attuali stili di vita tanto che, com’è stato recentemente ricordato durante il XV Congresso della Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro (SIOMMMS, www.siommms.it), ben l’80 per cento della popolazione italiana  nelle fasce  più over soffre di una carenza della preziosa vitamina. vitamina D è fondamentale per la salute

La vitamina D è fondamentale per la salute e il benessere mentale. “Ma il problema dell’ipovitaminosi D riguarda anche più del  50% dei giovani”, osserva  Giancarlo Isaia, direttore della Scuola di Specializzazione in Geriatria, Università di Torino, e presidente della SIOMMMS. Che spiega: “C’è un’ampia letteratura scientifica che associa la carenza di vitamina D non solo a importanti alterazioni dell’apparato scheletrico, con un maggiore sviluppo di osteoporosi (che in Italia colpisce 3,5 milioni di donne e 1 milione di uomini), ma anche del tessuto muscolare, con   un indebolimento della forza fisica che favorisce le cadute”. Insomma: se ogni anno in Italia si registrano oltre 230.000 fratture da fragilità (fonte: Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia, siot.it) la causa forse va ricerca anche nell’”eclissi della vitamina D” che affligge di questi  tempi il nostro corpo.

C’è di più: per la sua particolare struttura, dopo essere stata attivata dalla luce solare questa molecola si comporta come un vero e proprio ormone, con recettori presenti in molti organi. Per questo riveste un ruolo più o meno importante in tante malattie che poco sembrano condividere, se non un deficit della preziosa vitamina, come quelle degenerative del sistema nervoso centrale (Parkinson e Alzheimer); autoimmuni (artrite reumatoide); infiammatorie dell’intestino e della pelle (psoriasi in primis). Ma una carenza di vitamina D fa capolino anche in malattie respiratorie, come l’asma, le allergie e la bronchite cronica e sembra incidere sulla fertilità femminile, influenzando la qualità degli ovociti. “Da qualche tempo s’ipotizza anche una maggiore insorgenza di alcuni tumori, in particolare della mammella, del colon e della prostata, nelle persone con ipovitaminosi D”, fa notare Isaia.

L’AMICA DEL CUORE

Anche il cuore e la pressione sanguigna si avvantaggiano di un’ottimale sintesi della “D”. “L’organismo  produce il colecalciferolo (vitamina D3), ossia la vitamina D naturale, grazie all’esposizione ai raggi ultravioletti utilizzando il colesterolo come sostanza di partenza. In pratica, semplificando, più vitamina D viene sintetizzata nel corpo, minore è il tasso di  colesterolo circolante nel sangue. Non solo: alcuni studi hanno rilevato come questa vitamina riesca a bloccare l’azione di un particolare enzima (11-βHSD1) necessario per produrre l’ormone dello stress, ossia il cortisolo, che aumenta la pressione del sangue, restringe le arterie e stimola i reni a trattenere acqua. Poichè la vitamina D aiuta a ridurre i livelli di cortisolo, può dunque contribuire a ridurre sia l’aging sia i fattori di rischio cardiovascolare”, spiega Ascanio Polimeni, medico esperto in psiconeuroendocrinoimmunologia e medicina antiaging, presidente di Regenera Research Group. A rinforzare la tesi, arriva anche un maxi-studio pubblicato su The Lancet Diabetes & Endocrinology,  condotto su  oltre 146.500 persone da un team di ricercatori della University of South Australia, che ha stabilito un rapporto causa-effetto tra carenza di vitamina D e ipertensione.

“D” COME DIABETE

Poco sole, e dunque poca vitamina D, sembrano produrre maggiori danni dell’obesità nella “variabile” diabete, perché sembra incidere sul metabolismo degli zuccheri nel sangue. L’ipotesi, già avanzata da studi precedenti, sul ruolo della “D” nella  prevenzione del diabete, soprattutto in pazienti ad alto rischio, con alterata glicemia a digiuno e ridotta tolleranza al glucosio, è tornata alla ribalta grazie a una recente ricerca  dell’Università di Malaga, in Spagna, pubblicata da Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism. Per arrivare a questa conclusione sono stati confrontati i biomarcatori di vitamina D in 148 partecipanti ai quali è stato misurato l’indice di massa corporea (Bmi) ed effettuati test per il diabete. Risultato: le persone obese ma senza problemi di diabete o di pre-diabete avevano livelli di vitamina D più alti rispetto ai diabetici, mentre le persone magre ma diabetiche avevano livelli bassi di vitamina D. In pratica, l’esortazione che ne deriva è: esponiamoci al sole (anche) per prevenire il più possibile il rischio di diabete.

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LA BUONA STIMOLAZIONE (E ASSUNZIONE)

Si stima che oltre l’80% della vitamina D circolante nell’organismo sia frutto dell’esposizione alla luce naturale, mentre solo il restante 20% sia assorbito con l’alimentazione. “Non è necessario esporsi per lunghi periodi per accumularne sufficienti quantità: in inverno, considerato lo scarso irraggiamento, occorrono circa 20-30 minuti al giorno  con viso e arti esposti, evitando possibilmente di applicare filtri protettivi solari o, in alternativa, se si teme l’invecchiamento cutaneo, aumentando i tempi di esposizione. È necessario, però, che il cielo non sia coperto, perché sono gli UVB a  favorire la sintesi della vitamina. In tutti i casi, si può approfittare delle giornate soleggiate e dei weekend in alta quota per “far scorta” della preziosa sostanza, aumentando i tempi di permanenza e le parti esposte: la D, infatti, viene immagazzinata nel tessuto adiposo dal quale viene rilasciata gradualmente, in relazione alle necessità”, spiega Isaia. In mancanza di giornate soleggiate, in questa stagione può essere d’aiuto anche l’esposizione controlla alle speciali lampade che riproducono l’intero spettro solare (quindi anche gli UVB). “Ma cautela con il fai-da-te: la light therapy va effettuata solo  dopo aver escluso problemi di tipo dermatologico e oculistico. E poiché incide sull’umore e sui bioritmi, va somministrata secondo tempi  e fasce orarie ben precise – mattina o pomeriggio -,  che solo il medico può individuare caso per caso”, puntualizza Polimeni.

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L’alimentazione, invece, funziona solo a supporto. “La vitamina D è contenuta solo in basse percentuali in alcuni pesci (aringhe, sgombro, tonno, sardine, merluzzo, acciughe, pesce spada, salmone),  nel tuorlo d’uovo e in pochi latticini, tra i quali il parmigiano, la ricotta e il provolone. Ma per arrivare alla quantità media consigliata di 15-20 microgrammi al giorno occorrerebbe eccedere con queste categorie di alimenti, sbilanciando la dieta. La formula ideale, quindi, è fare una passeggiata tutti i giorni al sole, consumare due porzioni di latticini al dì, due uova la settimana, così come tre porzioni di pesce, variando le qualità: tonno, trota, merluzzo, anguilla. L’integrazione con i supplementi, invece, è consigliata sotto controllo medico per le persone anziane con osteoporosi o malattie  croniche che risentono positivamente dell’assunzione della vitamina”, dice Isaia. Infine, attenzione al peso. “Principi basilari: una dieta equilibrata e un paio di chili in più (non oltre) e non in difetto, soprattutto superati gli anta, garantiscono, tra l’altro, una migliore capacità di immagazzinare vitamina D, che, come gli ormoni sessuali,  è liposolubile e viene sintetizzata dal colesterolo”, conclude Polimeni.

Disclaimer  

Le informazioni riportate rappresentano indicazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il  parere medico. E’ sempre bene affidarsi ai   consigli del proprio medico curante o di uno specialista.

Fonte: “Sotto una buona luce”,  di Claudia Bortolato, pubblicato su D-La Repubblica il 5 dicembre 2015

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